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La demenza è divenuta oramai una patologia sempre più frequente a causa del progressivo invecchiamento della popolazione.

Numerose ricerche hanno dato dimostrazione dell’importanza fondamentale dell’alimentazione e di una regolare attività fisica  nel prevenire e migliorare il grado di disabilità in svariate malattie neurologiche.

In un recente studio presentato alla Alzheimer’s Association International Conference del 2017, un gruppo di studio della Columbia University e del Taub Institute for Research on Alzheimer’s Disease and the Aging Brain di New York, ha evidenziato il rapporto tra dieta e demenza, collegando un modello alimentare specifico ai marcatori di infiammazione nel sangue. Inoltre, ha mostrato che negli adulti anziani che hanno seguito tale modello di dieta, il volume della materia grigia del cervello era inferiore e vi erano peggiori funzioni cognitive visivo-spaziali. In particolare le persone che consumano meno omega 3, calcio, vitamina E, vitamina D e vitamina B5 e B2 hanno un maggior numero di biomarcatori di infiammazione. 330 anziani del Washington Heights-Inwood Community Aging Project, sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale e a misurazione dei livelli dei biomarcatori infiammatori PCR e IL-6.

Inoltre è stato proposto loro un questionario di frequenza alimentare riguardante l’assunzione di nutrienti durante l’anno precedente, e i ricercatori hanno utilizzato un modello statistico per creare un modello di nutrienti correlati all’infiammazione (INP), in cui per esempio un basso consumo di omega 3 faceva salire l’indice INP. Gli anziani studiati sono stati inoltre sottoposti a test neuropsicologici che hanno valutato memoria, linguaggio, velocità di esecuzione e la funzione visuo-spaziale. Lo studio ha mostrato che l’INP era positivamente correlato con il livello di PCR e di IL6. Inoltre, i partecipanti con un minor numero di anni di istruzione hanno avuto un indice di rischio relativamente, maggiore per gli afro-americani e gli ispanici rispetto ai bianchi. L’analisi ha rivelato un’associazione significativa tra INP e la funzione visuo-spaziale e il volume della sostanza grigia totale dopo aggiustamento per età, sesso, razza/etnia, apporto calorico, indice di massa corporea e comorbilità vascolare. Questo fa ipotizzare che un volume inferiore della materia grigia cerebrale potrebbe contribuire a spiegare perché chi consuma più nutrienti infiammatori ha un peggiore stato cognitivo visuo-spaziale.

Quale soluzione si potrebbe adottare?

Innanzitutto bisogna rendersi conto che le richieste energetiche, in termini di calorie, dei soggetti ultrassenssantacinquenni va man mano riducendosi, sia per una metabolismo basale più lento, sià per una progressiva limitazione delle attività quotidiane.

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Pertanto continuare a mangiare come si è sempre fatto negli anni precedenti non può che determinare un dismetabolismo che, spesso, determina un aumento della massa grassa a fronte di una riduzione della massa muscolare.

  1. GINNASTICA

L’attività fisica è indispensabile ad ogni età per sentirsi bene e per mantenersi in forma. Eseguire degli esercizi di ginnastica dolce assume notevole importanza, poiché il proprio corpo e l’immagine di sé migliorano con le attività di cura della propria persona.

Gli esercizi da effettuare devono mirare a:

  • favorire la circolazione linfo-venosa attraverso il potenziamento del tono muscolare e, quindi, prevenire il linfedema;
  • impedire danni secondari dovuti all’ipomobilità tipica della terza età e ridurre la sensazione di debolezza e pesantezza;
  • ampliare progressivamente i movimenti delle braccia e della gambe, migliorando l’elasticità e l’estensibilità dei muscoli che altrimenti andrebbero incontro ad atrofia e dolore;
  • permettere agevolmente normali attività quotidiane come lavarsi, vestirsi, pettinarsi.

Questi esercizi vanno eseguiti preferibilmente eseguiti ogni mattino senza però affaticare il fisico.

Nei casi più complessi può aiutare l’utilizzo di una pedaliera che permette di tenere in esercizio i quattro arti seduti comodamente.

  1. ALIMENTAZIONE

Un modello nutrizionale cui far riferimento, anche in età geriatrica, è sicuramente quello della dieta mediterranea. Tale modello nell’anziano prevede però delle integrazioni. In particolare l’anziano deve porre molta attenzione al consumo di acqua che deve mantenersi (malgrado la fisiologica riduzione del senso di sete) intorno a 1,5 l al giorno.

Le principali problematiche che possono incidere sullo stato nutrizionale sono:

  • riduzione dell’autosufficienza;
  • difficoltà nella masticazione e/o nella deglutizione (disfagia);
  • alterazioni sensoriali (riduzione del gusto e dell’olfatto);
  • disturbi del tubo digerente (in particolare stipsi o diarrea);
  • riduzione del tono dell’umore;
  • malattie concomitanti (diabete mellito, ipoglicemia, ipertensione arteriosa, insufficienza renale cronica, demenza, Morbo di Parkinson).

In queste situazioni si può ricorrere, opportunamente seguiti da un medico o nutrizionista, a pasti sostitutivi, ovvero alimenti solitamente destinati a diete ipocaloriche volte alla riduzione del peso, ma che  possono essere usati per sostituire uno o due pasti durante la giornata allo scopo di dare nutrimento  in modo completo, leggero ed equilibrato allorquando risulta difficoltoso ottenerlo con la normale dieta.

È indispensabile utilizzare un prodotto che sia completo di tutte le vitamine ed i minerali necessari al nostro organismo e che abbia delle certificazioni a garanzia della qualità e della sicurezza delle sostanze in esso contenute e della catena di produzione.

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Quindi non rimaniamo impalati di fronte al tempo che scorre e alla memoria che inizia “a perder colpi”: movimento e corretta alimentazione saranno validi compagni di una vita salutare!

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Studio Medico Dr. Roberto Settembre

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