L‘osteoporosi è una malattia dello scheletro (che colpisce in maggioranza le donna ma anche gli uomini) caratterizzata da una riduzione della sua resistenza e quindi da un maggiore rischio di fratture.

Poiché questa condizione è ampiamente sottodiagnosticata, il primo sintomo clinico è spesso rappresentato da una “frattura a bassa energia” del rachide o dell’anca.

MA COME FACCIAMO A RENDERCI CONTO DI ESSERE AFFETTI DA OSTEOPOROSI?

Attualmente, il metodo più diffuso per la valutazione della densità minerale ossea è la DEXA (Dual Energy X-rayAbsorptiometry), esame relativamente rapido, ben tollerato dal paziente ma che comporta l’assorbimento di una dose di radiazioni. La diagnosi di osteoporosi si basa sulla valutazione della densitometria ossea raffrontata a quella media di donne adulte sane (picco di massa ossea). Il risultato dell’esame, espresso in mg di minerale/cmq di tessuto indagato, viene comunemente espresso anche in termini di deviazioni standard dal picco medio di massa ossea (T-score).

  • La BMD normale è definita come un T-score compreso fra +2,5 e –1,0 (la BMD del paziente è cioè fra 2,5 deviazioni standard (DS) sopra la media di un giovane adulto e 1 DS sotto la media di un giovane adulto)
  • L’osteopenia (bassa BMD) è associata ad un T-score compreso tra –1,0 e –2,5 DS.
  • L’osteoporosi è caratterizzata da un T-score inferiore a –2,5 DS.
  • Per osteoporosi conclamata si intende un valore di T-score inferiore a –2,5 DS con la contemporanea presenza di una o più fratture da fragilità.

 

Un’altra metodica molto utilizzata è l’ultrasonografia a carico del calcagno o delle falangi. La falange può essere ritenuta preferenziale rispetto al calcagno, in quanto rappresenta una struttura ossea completa di quota corticale e quota trabecolare, mentre il calcagno comprende principalmente osso trabecolare, sottoposto a continuo carico meccanico, che ne va a limitare la libertà di risposta locale alle modifiche sistemiche del turnover osseo.

Il principale parametro quantitativo rilevato mediante il sistema ultrasonico DBM Sonic Bone Profiler, a livello della metafisi distale delle falangi prossimali II a V della mano non-dominante, è la velocità di trasmissione espressa in m/s come Amplitude-Dependent Speed of Sound (AD-SoS). Numerose indagini hanno dimostrato la riproducibilità di questo parametro  e la performance discriminatoria, sia nella donna sia nell’uomo, con una area sotto la curva ROC superiore all’80%, mentre l’ottima capacità predittiva del rischio di frattura è stata rilevata in uno studio prospettico della durata di 3 anni.

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Il sistema calcola anche, a partire dalle proprietà fisiche del segnale ultrasonoro rilevato dopo la trasmissione attraverso il tessuto osseo, un coefficiente di probabilità che il soggetto misurato sia portatore di fratture osteoporotiche, il cosiddetto Ultrasound Bone Profile Index (UBPI). L’impiego di questo parametro, accanto alla velocità misurata come AD-SoS, incrementa ulteriormente la performance diagnostica del sistema. Particolarmente rilevante si presenta l’analisi della traccia grafica fornita dal sistema, che mette in evidenza come la qualità del tessuto osseo delle falangi si riflette nelle modificazioni del segnale ultrasonoro.

Anche l’effetto dei farmaci sul tessuto osseo si presenta ben misurabile a livello delle falangi, come dimostrato sia in chiave positiva per la terapia ormonale sostitutiva nella donna post-menopausale, sia in senso negativo come effetto collaterale della terapia anticonvulsivante cronica sia per monitorare in chiave quantitativa il decorso della patologia reumatologica (quale l’artrite reumatoide), in quanto la rarefazione ossea in prossimità delle articolazioni interfalangee è strettamente dipendente dalla cronicità delle sequenze infiammatorie articolari.

Il criterio suggerito dall’Organizzazione intende facilitare la diagnosi e deve essere usato come mero orientamento per il trattamento, che dovrebbe essere comunque intrapreso in pazienti con pregressa frattura dell’estremità prossimale di femore o del corpo vertebrale, a prescindere dai valori espressi dal T-score, costituendo la pregressa frattura il maggiore fattore di rischio per una successiva frattura.

In aggiunta la nuova nota 79 prevede l’estensione del trattamento anche in prevenzione primaria sulla base di determinati valori di T-score e/o presenza di importanti fattori di rischio, quali l’uso prolungato di cortisonici o una menopausa precoce (prima dei 45 anni).

 

L’IMPORTANTE È NON TRASCURARSI E RICORDARE CHE PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE!!!