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La malattia di Parkinson è una patologia degenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce in Italia quasi 300.000 persone (il 5% con un’età inferiore ai 50 anni) e che si prevede raddoppieranno nel giro di venti anni a causa soprattutto del crescente invecchiamento della popolazione generale. Molti ricorderanno la triste progressione delle condizioni neurologiche dell’amato Papa Giovanni Paolo II, anch’egli colpito da questa patologia.

Un gruppo di ricercatori americani ha scoperto una nuova strada terapeutica per neutralizzare il meccanismo alla base dello sviluppo del morbo di Parkinson.

Sappiamo che la “cascata tossica” alla base della malattia scaturisce dai danni ossidativi al neurotrasmettitore dopamina e che la malattia si sviluppa quando muore un gran numero di neuroni che la producono. Quindi in quest’ottica per fermare la malattia bisogna ’intervenire precocemente con un antiossidante, prima che si crei il danno degenerativo, e così migliorare le funzioni dei neuroni. Un approccio che può essere usato per future terapie anche se, ammettono i ricercatori, identificare le persone con questo processo ad uno stadio iniziale può essere difficile, perché i danni prodotti non si manifestano ancora con sintomi. In tal senso saranno molto importanti gli esami strumentali (Rmn encefalo in primis) e i test genetici.

Diagnosticare il Parkinson con un semplice test di disegno.

Un interessante metodo per una diagnosi precoce è stato messo a punto da Poonam Zham della Università di Melbourne, studiando malati di Parkinson a vari stadi di malattia che soggetti sani di controllo. Alla persona viene chiesto solo di disegnare una spirale; il test, tramite un tablet e un software in esso installato, analizza la velocità del tratto e la pressione della penna e riesce a riconoscere un individuo sano da uno con il Parkinson e anche a dire quanto è grave ciascun paziente.

Il test, semplice nella sua esecuzione e nella lettura dei risultati, potrebbe essere effettuato anche nello studio del medico di medicina generale. Il suo fondamento è che i malati di Parkinson acquisiscono una certa rigidità nei movimenti e quando scrivono o disegnano lo fanno più lentamente esercitando poca pressione con la penna.

Ecografia transcranica parenchimale

Nel 1995 uno studio di Becker dimostrò che nei pazienti affetti da malattia di Parkinson idiopatica l’ecografia transcranica parenchimale evidenziava un aumento dell’ecogenicità della sostanza nera mesencefalica.

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Da allora molti studi sono stati condotti in merito.

L’indagine si esegue insonando il mesencefalo attraverso la finestra transtemporale, con sonda di frequenza tra 1 e 4 MHz, visualizzando le aree iperecogene a carico della sostanza nera, che sono da ritenersi normali se di dimensioni <0.2 cmq e patologiche se maggiore o uguale a 0.2.  Inclinando la sonda si passa alla visualizzazione del piano diencefalico dove si trovano il terzo ventricolo, talami e nuclei della base.  Dai più autorevoli lavori sulla metodica sui disordini del movimento emerge come in questa malattia l’ecografia transcranica abbia sensibilità e specificità intorno al 90% nel rilevare aree iperecogene mesencefaliche. Grande utilità presenta inoltre per distinguere l “vero Parkinson” da alcuni parkinsonismi atipici: la variante parkinsoniana dell’atrofia multisistemica e la paralisi sopranucleare progressiva infatti, raramente presentano una iperecoginicità mesencefalica, essendo tipicamente associate all’iperecogenicità del nucleo lenticolare con un valore predittivo di almeno il 96%.

Posto che il dato clinico è fondamentale nella diagnosi del movimento, l’ECOGRAFIA TRANSCRANICA PARENCHIMALE può essere un valido ausilio diagnostico nei casi dubbi.  Sebbene limitata dalla qualità della finestra di insonazione, la metodica risulta di facile esecuzione e non invasiva, e ciò contribuisce alla sua continua diffusione.

STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANCRANICA (rTMS)

La progressiva perdita di neuroni dopaminergici nel morbo di Parkinson si riflette nella distruzione funzionale all’interno del circuito corteccia motoria‐talamo‐gangli

della base; si osserva un’elevata inibizione delle proiezione talamocorticali a vari target corticali, tra cui la corteccia motoria primaria, la corteccia motoria supplementare e corteccia prefrontale dorsolaterale associata ad un’alterata eccitabilità corticospinale.

Questi cambiamenti funzionali dell’attività corticale sono strettamente correlati con i sintomi motori del Parkinson, in particolare  la bradicinesia e la rigidità.

Numerosi studi dimostrano come la  rTMS ad alta frequenza applicata sulla corteccia motoria primaria migliora significativamente la funzionalità degli arti superiori a breve termine, le prestazioni nel camminare a breve e lungo termine.

Inoltre sono ben documentati i miglioramneti dei punteggi alla scala UPDRS III score (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale) ovvero la  valutazione clinica delle numerose capacità motorie:

  • capacità di parlare,
  • espressività/mimica facciale,
  • tremore a riposo,
  • tremore posturale della mano,
  • rigidità,
  • sensibilità delle dita ,
  • mobilità della mano,
  • movimenti rapidi e alterni della mano ,
  • agilità delle gambe,
  • abilità nell’alzarsi da una sedia,
  • postura,
  • tipologia di cammino,
  • stabilità posturale,
  • bradicinesia
  • ipocinesia.
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Tutte queste novità ci fanno ben sperare, convinti che per vincere un braccio di ferro con questa ed altre malattie neurologiche, non bisogna arrendersi solo perché è un male comune o perché i mal informati declamano che non ci sia nulla da fare: bisogna lottare, lottare, lottare!