La curcuma o turmeric, come viene chiamata dagli inglesi e dagli indiani, è una spezia gialla che si ricava dalla radice della pianta omonima: Curcuma longa (e altre varietà), della famiglia delle Zingiberaceae, la stessa dello zenzero; è originaria di Giava, ma trova il suo habitat naturale anche in India, nell’America centrale, nelle Antille e in Malaysia.

E’ conosciuta in occidente da secoli, infatti figurava già in un elenco di droghe in vendita a Francoforte nel 1450.

Il primo produttore di curcuma è l’India (Sangli, una città nel sud dello stato indiano del Maharashtra, è il maggiore e più importante centro commerciale nell’Asia e forse e forse nel mondo intero), seguita da Cina, Indonesia e Costa Rica. Alle Hawaii, dove è chiamata “holena”, la curcuma è alla base di tutta la medicina tradizionale, e anche in India è utilizzata da secoli nella medicina Ayurvedica, per le sue proprietà preventive e terapeutiche, sopratutto come cicatrizzante e antinfiammatorio.

Recentemente diversi studiosi hanno accertato le notevoli proprietà antiossidanti e sopratutto legate alla prevenzione di malattie degenerative e tumorali.

Nel 1996 la curcuma è stata oggetto di un tentativo di “biopirateria“: due ricercatori indiani presso un’università statunitense, dopo aver ideato un farmaco il cui principio attivo era proprio l’estratto della spezia, ne hanno chiesto e ottenuto il brevetto. L’azione legale intrapresa dal Consiglio Indiano per la Ricerca Scientifica, ha però portato l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti ad ammettere che le qualità della curcuma sono una scoperta della tradizione indiana e pertanto non brevettabili, decretando così la revoca del brevetto. Una vittoria questa, che ha reso poco appetibile la curcumaagli occhi dell’industria farmaceutica e che spiega come mai le eccezionali virtù di questa radice, ormai ampiamente confermate anche dalla scienza, non siano ancora diventate il ‘tormentone salutista del momento’. (da Life Gate ).

Il colore giallo brillante della curcuma viene principalmente dai pigmenti dei polifenoli in essa contenuti, i curcuminoidi: il rizoma contiene da 4 a 8 mg% di 3 pigmenti curcuminoidi che sono strutturalmente analoghi.

La curcumina è il principale componente biologicamente attivo dei polifenoli del turmeric (conosciuta anche come diferuloilmetano, formula bruta C21H20O6 ), essa viene usata anche comecolorante alimentare e secondo la codifica dell’Unione Europea è identificato come E 100; si presenta come una polvere di colore giallo-arancio insolubile in acqua, ma solubile in alcool, lipidi e acetone.

La molecola della curcumina, o diferuloilmetano, è stata isolata per la prima volta nel 1842 da Vogel e nel 1910 Milobedzka ne ha definito la struttura chimica, la quale nel 1918 è stata dimostrata attraverso sintesi da Lampe.

L’attività biochimica di questa molecola è caratterizzata essenzialmente dalla presenza di due gruppi fenolici, in modo simile alle altre molecole di polifenoli .

I polifenoli, chiamati anche flavonoidi, rappresentano un’importante classe di molecole presenti nei vegetali in più di 4000 forme diverse e, pur non rappresentando fattori indispensabili alla vita dell’uomo, hanno assunto una grande importanza per un possibile ruolo nella prevenzione delle patologie cardio-circolatorie e neoplastiche.

I polifenoli sono stati isolati nel 1930 da Albert Szent-Gyorgi, vincitore del premio Nobel per la scoperta della vitamina C. Nelle piante svolgono numerose funzioni: la colorazione dei petali, la germinazione del polline, la difesa contro i parassiti, la fissazione dell’azoto, la regolazione enzimatica fino all’attività antiossidante.

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Proprio nelle capacità antiossidanti, largamente provate in vitro, sembra risiedere il motivo dell’azione sulla salute umana, ma la loro scarsa biodisponibilità è il fattore che maggiormente rende difficile un possibile ampio utilizzo sistemico di queste molecole.

Poiché  la biodisponibilità della Curcumina è scarsa a causa di un limitato assorbimento gastro-intestinale, di una degradazione delle sostanze a ph intestinale e per una massiccia metabolizzazione intestinale, viene utilizzata un nuovo sistema di trasporto delle molecole: il FITOSOMA, in grado di enfatizzare il tasso e il grado di solubilizzazione nei fluidi acquosi intestinali e la capacità delle sostanze di attraversare le biomembrane. Inoltre associando il Piper Nigrum,  potente inibitore selettivo dell’enzima CYP3A4 che trasforma la curcumina, liposolubile, presente nel plasma, in una molecola idrosolubile pronta per essere immediatamente escreta per via biliare e urinaria, si ottiene un considerevole aumento della concentrazione plasmatica della curcumina.

Ma vediamo 3 tra le innumerevoli indicazioni terapeutiche di questa mirabile sostanza.

  1. Proprietà antinfiammatorie

La Curcumina possiede molteplici attività farmacologiche, tra le quali molto studiate le proprietà antinfiammatorie (Maheshwari et al., 2006). Essa sembra modulare l’attivazione di diversi fattori di trascrizione, tra cui NF-Kappa B (Sarvjeet e Ashok, 2006) e AP-1, il che porta anche a una diminuita sintesi di citochine pro-infiammatorie, quali IL-1, IL-2, IL-6 e TNF-α e di alcune molecole di adesione.

Inoltre, la curcumina sopprime l’induzione della ciclossigenasi 2 e della NO sintasi. Pertanto, questa molecola può essere utile in tutte le patologie a componente infiammatoria, tra cui l’artrite, la sindrome del colon irritabile e varie malattie neurodegenerative.

Il Turmeric è stato utilizzato per secoli nella medicina Ayurvedica nel trattamento dei disordini infiammatori tra cui l’artrite. Sulla base dell’uso tradizionale, integratori alimentari contenenti il rizoma e vari estratti vengono utilizzati anche nel mondo occidentale per il trattamento e la prevenzione dell’artrite. Alcuni Autori (Funk J.L. et al., 2006) hanno saggiato l’efficacia di alcuni estratti titolati in curcuminoidi nella prevenzione e nel trattamento di questa malattia, usando un modello animale ben descritto, quello dell’artrite indotta da parete cellulare streptococcica. I dati ottenuti  documentavano l’efficacia di un estratto privo di oli essenziali, soprattutto nella prevenzione dell’infiammazione articolare.

2. Proprietà antiossidanti e citoprotettive

L’attività antiossidante della Curcuma è stata evidenziata in vari studi (Maheshari et al., 2006), e in particolare sono stati osservati gli effetti protettivi di curcumina e composti analoghi sulla perossidazione radicalica delle LDL umane (Chen W.F., 2006).

Inoltre, si è voluto saggiare il suo potenziale utilizzo nella prevenzione delle malattie neurodegenerative, in particolare dell’Alzheimer. Infatti, sia il danno ossidativo che i processi infiammatori sono particolarmente elevati nei cervelli dei pazienti affetti da Alzheimer, suggerendo la possibile utilità di una terapia a lungo termine con un composto dotato appunto di una potente attività antiossidante e antinfiammatoria.

In particolare, sono stati condotti alcuni studi sull’eme ossigenasi-1 (HO-1), una proteina inducibile e redox-sensibile dotata di un’attività citoprotettiva nei confronti dello stress ossidativo. Tale proteina degrada l’eme alla molecola vasoattiva monossido di carbonio e all’antiossidante biliverdina. La curcumina induce l’espressione di eme ossigenasi-1 nelle cellule endoteliali vascolari (Motterlini et al., 2000). Questo dato è stato avvalorato da uno studio che dimostrava come il fenil-etil estere dell’acido caffeico (CAPE), un altro derivato fenolico vegetale, aumentava notevolmente l’attività e il contenuto di HO-1 negli astrociti (Scapagnini et al., 2002).

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L’effetto, non necessariamente dipendente da un meccanismo glutatione-mediato, pareva legato alle strutture chimiche specifiche di curcumina e CAPE, poiché antiossidanti analoghi contenenti solo porzioni di queste molecole si rivelavano completamente inefficaci. Risultati simili venivano riprodotti utilizzando una miscela di curcuminoidi comunemente usata come integratore nutrizionale, il Curcumin-95.

Il trattamento degli astrociti con curcumina upregolava l’espressione della proteina HO-1 sia a livello citoplasmatico che nucleare e si osservava un’aumento della chinone reduttasi e della glutatione S transferasi negli astrociti esposti a curcumina 5-15 micromolare (Scapagnini et al., 2006). Inoltre, gli effetti di tale molecola venivano saggiati anche su neuroni ippocampali in cultura. Si osservava un’espressione elevata di HO-1 dopo 6 ore di incubazione con curcumina 5-25 micromolare.

Studi recenti hanno collegato la via dell’eme ossigenasi con i meccanismi protettivi anti-degenerativi che si instaurano nel morbo di Alzheimer. E’ stato infatti dimostrato da alcuni Autori (Butterfield et al., 2002) che l’espressione di HO è fortemente correlata a quella della proteina precursore dell’amiloide (APP). L’induzione di HO, che avviene contestualmente a quella di altre proteine da stress in varie condizioni patofisiologiche, e  la conseguente produzione di monossido di carbonio e biliverdina, potrebbero rappresentare un sistema protettivo nei confronti del danno ossidativo cerebrale. Questa scoperta trova riscontri anche in recenti studi epidemiologici che mostrano la bassissima incidenza, rispetto ad altre parti del mondo, di Alzheimer e Parkinson nella popolazione indiana, dove la curcumina è quotidianamente utilizzata nella dieta. Alcuni Autori sottolineano dunque la necessità di studi clinici con curcumina in pazienti affetti da Alzheimer nonchè l’opportunità di valutare gli effetti di tale molecola sui biomarkers della patologia.

3. Proprietà antitumorali

Studi in vitro e in vivo hanno provato l’abilità della curcumina di prevenire la carcinogenesi a tre livelli: promozione tumorale, angiogenesi e crescita tumorale  (Maheshwari et al., 2006).

Studi recenti hanno mostrato che la curcumina ha un effetto chemopreventivo dose-dipendente in diversi modelli animali di carcinogenesi orale (colon, duodeno, stomaco, esofago), e la bassa incidenza di tumori intestinali negli indiani è stata attribuita all’utilizzo alimentare della Curcuma (Mohandas, Desai, 1999).

La base molecolare dell’attività anti-carcinogenica e chemopreventiva viene attribuita al suo effetto su diversi targets, inclusi vari fattori di trascrizione, regolatori di crescita, molecole di adesione, geni apoptotici, regolatori dell’angiogenesi e molecole di segnale intracellulare (Aggarwal et al., 2003). Nel ratto, la curcumina somministrata per via orale inibiva l’espressione indotta da carcinogeni dei proto-oncogeni c-Ha-ras e c-fos nei tumori cutanei (Pornngarm et al., 2001).

Composti coniugati sono stati saggiati per le loro proprietà apoptotiche sulle cellule tumorali, e la loro attività ben si correlava alla generazione di ROS da parte delle cellule, mentre i livelli di GSH restavano inalterati (Mishra et al., 2005). Lo studio indicava anche una downregolazione di Bcl-2 e la partecipazione della caspasi-3 nella morte apoptotica delle cellule tumorali.

Un’attività antiproliferativa e pro-apoptotica è stata anche osservata su cellule di carcinoma ovarico umano (Shi M. et al., 2006).

La curcumina possiede inoltre anche proprietà anti-angiogeniche, riducendo l’espressione di geni pro-angiogenici come VEGF (Vascular endothelial growth factor) e di alcune metalloproteasi (Sarvjeet e Ashok., 2006).

 

Ovviamente nessuno vuole convincervi che la curcumina faccia miracoli, ma senz’altro è un valido aiuto per tantissime condizioni patologiche, che vale la pena di trattare in modo naturale.